ANGELO BIOLETTO - Honorary friend

Federico Barbaranelli's friend since 1960

Angelo Bioletto

Angelo Bioletto
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Angelo Bioletto (Torino, 1906 – 1987) è stato un autore di fumetti italiano.

Inizia la sua carriera di disegnatore e illustratore come vignettista umoristico per La Stampa negli anni trenta. Nel 1938 disegna le figure del concorso Perugina, ispirato al programma radiofonico di Nizza e Morbelli I Quattro Moschettieri e nel 1939 illustra il Don Chisciotte a fumetti per L'Audace di Mondadori.

Nel 1940 viene coinvolto da Anton Gino Domeneghini, vero tycoon della pubblicità a Milano, nella lavorazione del lungometraggio La rosa di Bagdad, il primo film d'animazione europeo nonché il primo film italiano a colori. Con il mercato della pubblicità bloccato dall'ingresso dell'Italia in guerra, Domeneghini scrittura infatti i migliori disegnatori in Italia (tra cui Bioletto) e trasforma la propria équipe in una squadra d’animatori. Il film vedrà la luce solo a guerra terminata, nel 1949, quando sarà presentato alla X Edizione della Mostra Internazionale dell’Arte Cinematografica di Venezia[1].

Tra il 1948 e il 1950 Angelo Bioletto disegna tre storie per la Disney Italia su sceneggiatura di Guido Martina: Topolino e il cobra bianco, Topolino e i grilli atomici e soprattutto L'Inferno di Topolino (1949), pubblicata in sei episodi nei numeri da 7 a 12 di Topolino libretto. Successivamente si disinteressa dei fumetti (affermando di non piacersi come autore disneiano), e torna ad occuparsi a tempo pieno di illustrazione, pittura, scultura, arti grafiche e figurative.


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The families Barbaranelli and Bioletto in 1960

Angelo "Nino" Bioletto 1906 - 1987

Angelo "Nino" BIOLETTO 1906-1987
Nasce a Torino (Italia) nel 1906. Vent'anni dopo lavora in uno studio grafico dove conosce un disegnatore con la passione della musica, il futuro maestro Cinico Angelini. Anche Bioletto si cimenta con la batteria, ma trova la sua strada quattro o cinque anni dopo, quando entra nel quotidiano La Stampa, realizzando vignette singole e rubriche come "Bioletto ha visto", "Bioletto in città", "Taccuino di Bioletto", occupando lo spazio di una colonna o di una... striscia. In un'intervista concessa ad Alberto Ongaro nel 1971 si definirà "disegnatore cronista": "Mi ispiravo ad episodi grandi o piccoli di vita cittadina per realizzare delle vignette in cui satireggiavo le magagne che mi capitavano sott'occhio...".
In questo periodo l'Italia si ferma ogni domenica, all'una del pomeriggio, per seguire alla radio una nuova puntata de "I quattro moschettieri", una trasmissione di Nizza e Morbelli pubblicitaria dei prodotti Perugina-Buitoni; Bioletto propone ad Angelo Nizza, giornalista del suo stesso giornale, di fare figurine e cartoline che raffigurassero i personaggi della storia, da infilare nei prodotti. Una settimana dopo arriva il benestare della Buitoni, e quando le famose figurine arrivano sul mercato scoppia il finimondo, il successo è enorme, oltre qualsiasi previsione: la caccia alle figurine diventa frenetica in tutto il Paese, soprattutto a quelle ritenute più rare, come "il feroce Saladino" e "la donna fatale" (caricatura di Greta Garbo). La storia viene trasposta anche in un libro, naturalmente illustrato da Bioletto, che viene posto tra i premi del concorso abbinato alle figurine, ed ha altrettanto successo. Segue allora un nuovo ciclo di trasmissioni, con un nuovo album di figurine e un nuovo libro, e il successo è sempre enorme.
Un artista reso così popolare non può non essere coinvolto nell'espansione della Mondadori, che nel 1939 a Topolino affianca Paperino, compra l'Audace dall'editore Vecchi e decide di potenziare le testate con storie nuove illustrate dai migliori autori sul mercato: Albertarelli, Molino, Canale, Moroni-Celsi, Caprioli, Gustavino. A capo di tutte le redazioni dei settimanali mondadoriani per ragazzi è Federico Pedrocchi. Bioletto accetta di collaborare, ed esordisce con una riduzione del "Don Chisciotte" su testi dello stesso Pedrocchi e successivamente di Mellini, una storia disegnata a Parigi mentre è in trattative per una produzione dei "Quattro moschettieri" in Francia. Tutti i progetti saltano per lo scoppio della guerra. Bioletto si lascia coinvolgere dal grande progetto de "La Rosa di Bagdad", il primo lungometraggio a disegni animati italiano, coinvolto da Pedrocchi che è nella produzione. Ma la realizzazione del film va per le lunghe, e i due amici alla fine l'abbandonano per una nuova avventura editoriale, con la neonata Carroccio. I molti programmi sono drammaticamente interrotti dalla morte improvvisa di Federico Pedrocchi, e Bioletto, per una sorta di solidarietà, smette di collaborare con la Carroccio, riprendendo l'attività giornalistica con diverse testate.
Nel 1948 tuttavia ritorna al fumetto per disegnare una storia disneyana, "Topolino e il Cobra Bianco", in coppia con Guido Martina. L'esperienza è positiva, realizzano altre storie, fino a cimentarsi nel progetto più ambizioso: "L'Inferno di Topolino", con testi in rima, capostipite del filone parodistico italo-disneyano. Il successo è grande e quella storia, pubblicata in Topolino nel nuovo formato libretto, è ancora oggi tra le più famose.
Tuttavia Bioletto preferisce lasciare il fumetto per l'illustrazione di libri per ragazzi, giudicata meno faticosa e più remunerativa, anche se anni dopo si dichiarerà in fondo dispiaciuto della propria scelta.
Il grande artista muore nel 1987.